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dott. Giancarlo Comeri

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VASECTOMIA E RISCHIO DI CANCRO PROSTATICO

Scritto da Giancarlo Comeri Sabato 08 Agosto 2015 17:23

Lo studio HPFS (Health Professionals Follow-Up Study), ha incluso 49.405 uomini di età compresa tra i 40 e i 75 anni, che sono stati seguiti per 24 anni dal 1986 al 2010.

Durante questo periodo sono stati diagnosticati 6.023 casi di cancro alla prostata, dei quali 811 letali. Dei partecipanti allo studio 12.321 uomini (25%) avevano subito vasectomia.


I risultati hanno mostrato, tra i maschi che erano sottoposti a vasectomia, un modesto incremento nel numero di cancri alla prostata (10%).


In una sottocoorte di uomini che effettuavano regolarmente lo screening per l’antigene prostatico specifico (PSA), l'incremento relativo del rischio di cancro alla prostata letale è risultato del 56% ed è stato più marcato tra chi si era sottoposto a vasectomia in età più giovane.


Ulteriori analisi hanno suggerito che le associazioni non sono state condizionate da differenze nei livelli di ormoni sessuali, infezioni a trasmissione sessuale, o trattamento antitumorale.


In conclusione, i dati sono a sostegno dell'ipotesi che la vasectomia sia associata a un modesto aumento di incidenza di cancro alla prostata ad esito fatale.


Bibliografia:
Siddiqui MM et al. Vasectomy and risk of aggressive prostate cancer: a 24-year follow-up study. J Clin Oncol. 2014 Sep 20;32(27):3033-8.

 

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PATOLOGIE URO-ONCOLOGICHE PIU DIFFISE

Scritto da Giancarlo Comeri Sabato 08 Agosto 2015 16:35

Il carcinoma della prostata è il tumore maschile più diffuso nel mondo occidentale, anche se tuttora  largamente sottostimato stando alle ultime ricerche che accreditano il 27%  di Ca prostatico fra i soggetti ultracinquantenni con  PSA fra 2 e 3,5 ng/ml e il 10% fra coloro che hanno un PSA fra 1 e 2ng/ml, cioè valori considerati ancora normali dalla maggior parte degli Autori.

 

Esiste d’altra parte il rischio concreto che, anticipando la diagnosi, finiscano per essere diagnosticati molti casi (dal 15 al 20%) di microcarcinomi latenti che non avrebbero tendenza alla progressione e verso i quali si finirebbe per praticare degli overtreatments con  i noti esiti invalidanti in un’alta percentuale dei casi.

 

Questo spiega perché non siano stati sviluppati nel nostro Paese programmi di screening del carcinoma prostatico mentre le nuove conoscenze nel campo della carcinogenesi promettono qualche buon risultato dalla diffusione della prevenzione primaria mediante un’adeguata educazione sanitaria ed alimentare.

 

L’introduzione di nuovi  approcci terapeutici come la termoablazione prostatica con HIFU (High Intensity Focused Ultrasounds) fa intravvedere nuovi scenari del trattamento con intento radicale del Ca prostatico organo-confinato mentre i maggiori problemi si incontrano nelle forme divenute ormono-resistenti.

 

 

Il carcinoma vescicale, diffuso soprattutto nelle aree industriali anche fra soggetti abbastanza giovani, costituisce un problema sociale non indifferente per gli esiti invalidanti dell’intervento di cistectomia radicale che si rende necessario nelle forme che infiltrano la parete muscolare.

 

Particolare attenzione va posta nel cogliere tempestivamente i sintomi più allarmanti come l’ematuria e la pollachiuria che può facilmente essere ascritta a patologie benigne dell’area vescico-prostatica ritardando la diagnosi.

 

La cistoscopia in fluorescenza costituisce un valido aiuto per la diagnosi delle forme di Ca in situ (CIS) che sono le più insidiose.

 

La vaccinoterapia con instillazioni endovescicali di BCG ha migliorato la prognosi delle forme superficiali a maggior  rischio di progressione,  mentre la resezione endoscopica in fluorescenza consente una riduzione significativa delle recidive.

 

La cistectomia “sex e nerve sparing” aiuta a sua volta, quando è possibile attuarla, a rendere meno gravi le sequele dell’intervento ablativo.

 

La collaborazione con l’oncologo consente l’affronto con qualche successo delle forme avanzate.

 

 

 

 

 

 

 

 

Particolare attenzione va posta nel cogliere tempestivamente i sintomi più allarmanti come l’ematuria e la pollachiuria che può facilmente essere ascritta a patologie benigne dell’area vescico-prostatica ritardando la diagnosi.

La cistoscopia in fluorescenza costituisce un valido aiuto per la diagnosi delle forme di Ca in situ (CIS) che sono le più insidiose.

La vaccinoterapia con instillazioni endovescicali di BCG ha migliorato la prognosi delle forme superficiali a maggior  rischio di progressione,  mentre la resezione endoscopica in fluorescenza consente una riduzione significativa delle recidive.

La cistectomia “sex e nerve sparing” aiuta a sua volta, quando è possibile attuarla, a rendere meno gravi le sequele dell’intervento ablativo.

La collaborazione con l’oncologo consente l’affronto con qualche successo delle forme avanzate.

 

 

   

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