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Turp prostata

La TURP o TUR PROSTATA

NOTA INFORMATIVA SULL'INTERVENTO DI RESEZIONE TRANSURETRALE DELLA PROSTATA (TURP)

Nei casi di disturbi della minzione non responsivi ai farmaci o di ritenzione cronica di urina da ostruzione del canale uretrale per compressione da parte della prostata aumentata di volume (Ipertrofia Prostatica Benigna o IPB), se tale volume non supera i 90 ml la resezione endoscopica della prostata (acronimo in lingua inglese:TURP) costituisce ancora oggi l'intervento mini-invasivo ritenuto migliore ("gold standard") per curare tale patologia.

 

DI COSA SI TRATTA?

Il trattamento TURP della prostata consiste nella resezione transuretrale della parte centrale (o periuretrale) della ghiandola prostatica andata incontro a proliferazione ghiandolare e stromale, detta anche fibroadenoma prostatico.

Il TURP della prostata è un intervento endoscopico, che non prevede l'incisione esterna della cute, il cui scopo è risolvere l'ostacolo determinato dall'ingrossamento della prostata allo svuotamento della vescica.

La resezione viene effettuata attraverso il canale che porta all'esterno l'urina (uretra) utilizzando un resettore, cioè uno strumento che rimuove "a fette" la prostata, mediante un'ansa comandata dalla mano dell'operatore, in cui passa corrente elettrica con funzione di taglio e di coagulazione.

L'intervento dura in genere fra 30 e 60 minuti.

La procedura è eseguita in anestesia spinale o generale.

Generalmente è indicata la profilassi antibiotica e antitrombotica.

Dopo il TURP della prostata viene posizionato un catetere vescicale con sistema di lavaggio continuo della vescica: in assenza di complicazioni il catetere viene rimosso in media dopo 2 giorni e la degenza media nella nostra struttura è di 3 giorni.


POTENZIALI BENEFICI E INCONVENIENTI

I benefici derivanti dal TURP della prostata, osservabili dopo 3-4 mesi dalla data dell'intervento stesso, consistono nella risoluzione o quanto meno in un miglioramento significativo della sintomatologia con la ripresa di una minzione molto più agevole e meno frequente, che si traduce in un miglioramento del flusso urinario e del sonno e, in definitiva, della qualità della vita.

Gli effetti collaterali comuni a tutti gli interventi di questo tipo comprendono:

l'eiaculazione retrograda cioè il passaggio dello sperma, al momento dell'eiaculazione, in vescica invece che all'esterno come di norma;

la maggiore frequenza delle minzioni e, talora, l'urgenza minzionale che può protrarsi fino a 3 mesi dopo l'intervento, tempo necessario alla completa riepitelizzazione dell'area dell'intervento, detta loggia prostatica.

Le possibili complicanze comprendono:

l'emorragia con necessità di trasfusione nel 5 -7% dei casi;

infezione urinarie nel 10 - 15% dei casi;

la sindrome da TURP dovuta al riassorbimento del liquido di lavaggio che può determinare confusione, nausea, vomito, disturbi nervosi e circolatori nel 2-3 % dei casi;

dopo l'intervento possono comparire la stenosi dell'uretra e la sclerosi del collo vescicale nel 3-10% dei casi, la cui risoluzione può richiedere un piccolo, secondo intervento endoscopico;

l'incontinenza urinaria, nei suoi diversi gradi, ha un'incidenza dall'1 al 2% dei casi: tale complicanza, in genere lieve, è nella maggior parte dei casi dovuta a lesione dello sfintere uretrale, e, a seconda della gravità, si potrà procedere alla sua correzione mediante interventi endoscopici o all'inserimento di protesi ;

orchiepididimiti acute (infezione dei testicoli) nel 2-3% dei casi;

febbre di breve durata (5 – 12% dei casi);

disfunzione erettile (3-5% dei casi);

complicanze di ordine generale: trombosi venosa profonda, embolia polmonare, infarto del miocardio e ictus cerebrale. (1 -3% dei casi).

Condizioni morbose preesistenti all'intervento, come il diabete mellito, l'ipertensione arteriosa, la sindrome dismetabolica, le malattie polmonari croniche, le malattie cardiovascolari, situazioni che rendono necessaria l'assunzione di farmaci anticoagulanti e antiaggreganti (ad es. stents coronarici o by- pass aorto coronarici), neoplasie in atto etc., comportano un aumento del rischio operatorio.

In modo particolare, eventuali disfunzioni vescicale concomitanti all'ipertrofia prostatica, non diagnosticabili in fase preoperatoria, possono comportare la persistenza di disturbi urinari simili a quelli lamentati prima dell'intervento, che potranno essere correttamente diagnosticati e trattati solo dopo l'intervento disostruttivo stesso.


POSSIBILI ALTERNATIVE

In genere, l'intervento viene fatto precedere da terapia medica che nel 60% dei casi attenua i sintomi e talvolta è in grado di procrastinare l'intervento per anni.

La resezione della prostata (TURP: acronimo in lingua inglese) costituisce il "gold standard", vale a dire il miglior trattamento chirurgico possibile oggi per la risoluzione dei sintomi da Ipertrofia benigna della Prostata ( IPB).

Solo il volume prostatico eccessivo (>90 ml) può rendere in alta percentuale incompleto l'intervento endoscopico, per cui in tali casi si preferisce proporre l'asportazione dell'adenoma prostatico con altri tipi di intervento chirurgico (enucleo-resezione endoscopica con laser a Olmio o al Tullio oppure adenomectomia a cielo aperto).

Altre alternative alla TURP della prostata sono:

- la cervico-prostato- incisione (TUIP) che consiste in una incisione con un'ansa elettrica particolare del collo vescicale e della prostata in uno o due punti, senza asportazione di tessuto prostatico, che ha il vantaggio di dare una percentuale inferiore di eiaculazione retrograda rispetto alla TURP ma che è praticabile solo quando il volume prostatico è inferiore ai 30 ml e l'ostruzione è sostenuta in prevalenza da una ridotta elasticità del collo vescicale che non si apre come dovrebbe al passaggio dell'urina;

- la vaporizzazione transuretrale della prostata con laser a luce verde, che non procura vantaggi a distanza rispetto alla TURP, mentre non dà la possibilità di un esame istologico della prostata resecata a fronte del rischio di individuare un carcinoma "incidentale" nel 3-6% dei casi operati;

- la termoablazione ad ago della prostata che ha il vantaggio di dare solo raramente eiaculazione retrograda ma ha un'efficacia disostruttivo di gran lunga inferiore a quella della TURP, con la necessità di reintervento entro 4-6 anni nell'80% dei casi.;

- l'iniezione endoprostatica di alcool assoluto o di Botulino, tecniche ancora sperimentali in grado di migliorare modestamente il flusso urinario senza inconvenienti per l'eiaculazione ma solo per tempi brevi ( massimo 12 mesi), con necessità di ripetere continuamente la metodica. Mancano dati sicuri sui risultati a distanza.


PROBABILITÀ DI SUCCESSO

I risultati del TURP della prostata proposto comportano un miglioramento dei disturbi nel 75-96% dei casi e le percentuali di efficacia del trattamento a lungo termine sono le più alte rispetto alle terapie alternative. La necessità di ritrattamento a 10 anni sono infatti solo del 5-15% dei casi trattati..


POSSIBILI PROBLEMI COLLEGATI AL RECUPERO O ALLA PIENA GUARIGIONE

Il rischio maggiore nel post operatorio, fino a 45 giorni dall'intervento, è costituito dalla possibilità di emorragia dall'area sottoposta a intervento, che si manifesta con l'emissione di urine francamente ematiche, e che può occorrere nel 10-15% dei casi, legato in genere al distacco di escare. Queste emorragie sono favorite dall'infezione locale che può instaurarsi nel corso del cateterismo post operatorio e dalle vibrazioni che possono essere indotte nell'area trattata chirurgicamente dai viaggi in auto e in treno, dall'uso della bicicletta e della motocicletta. Le precauzioni da osservare sono quindi l'assunzione di terapia antibatterica nel postoperatorio e di evitare di viaggi particolarmente lunghi in auto o con altri mezzi. Si consiglia di non viaggiare continuativamente per oltre 40'.

- La guarigione completa dell'area sottoposta a trattamento richiede un periodo piuttosto lungo (anche 3 mesi), in relazione alla necessità di riepitelizzazione della parte immersa costantemente nell'urina: ciò comporta il prolungarsi di stimoli frequenti alla minzione e talora di sensazione di bruciore o fastidio locale.

- Nei casi di disturbi irritativi prevalenti nel preoperatorio, sostenuti da una vescica iperattiva, la mancata risoluzione di detti sintomi, per alterazione vescicale preesistente all'intervento e coesistente con l'ostruzione da IPB, si registra nel 20-22% dei casi. In tali casi è indispensabile indagare la natura del disturbo e provvedere con terapie adeguate, in genere controindicate prima dell'intervento per la presenza di ostruzione prostatica

- L'insorgenza di nuovi disturbi ostruttivi a distanza anche breve dall'intervento può essere riferita all'instaurarsi di una stenosi del canale uretrale in conseguenza della permanenza del catetere nel periodo post-operatorio e può richiedere un trattamento successivo. Altre volte complicanze di questo tipo possono instaurarsi molto lentamente nel corso di mesi.

-Nei casi di intervento eseguito per ritenzione cronica completa di urina, con catetere vescicale a dimora da settimane o mesi, va tenuto presente che, potendo essersi instaurata a seguito di ritenzioni inveterate un'alterazione della contrattilità vescicale, è talora possibile che alla rimozione del catetere vescicale non vi sia la possibilità di raggiungere uno svuotamento vescicale completo (4-10% dei casi). In tal caso possono rendersi necessarie ulteriori terapie.


POSSIBILI ESITI DEL NON TRATTAMENTO

I rischi del non trattamento sono costituiti dalla possibilità di episodi di ritenzione acuta di urina, di infezioni croniche della prostata e delle vie urinarie, da ematuria di origine prostatica e da emospermia episodica o continua. Il prolungarsi dei disturbi minzionale è stato messo in rapporto con l'insorgenza di disfunzione erettile e di eiaculazione precoce e/o dolorosa..

Nei casi più gravi si può assistere all'insorgenza di alterazioni croniche della funzionalità vescicale che possono sfociare in alterazioni permanenti della sensibilità e della motilità vescicale non risolvibili completamente con l'atto chirurgico posto troppo tardivamente.

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